Xiaomi in Italia? Pro e contro!


La Apple cinese, come è stata definita, aprirà il mercato nei paesi occidentali attraverso il negozio online mi.com, ma solo per commercializzare accessori come batterie, auricolari e braccialetti per il fitness, fino ad ora!

Ma quali sono i veri motivi per cui Xiaomi non voleva vendere i suoi, peraltro pregevoli, smartphone in Usa e in Europa?

Sono i pochi dichiarati o c’è dell’altro? Forse sì, vediamo di riassumerli partendo dalle dichiarazioni ufficiali dei manager.

 

1. Hugo Barra liquida la scelta con un « Ci piacerebbe essere negli Usa con i nostri prodotti di punta, ma non è in cima alle nostre priorità» facendo capire che il mercato americano è troppo dipendente dagli accordi con gli operatori telefonici. Il protezionismo Usa potrebbe remare contro la scalata.

 

2. Ulteriore vincolo riguarderebbe il fatto che gli smartphone Xiaomi non funzionavano su reti 4G.

 

3. Ancora, ammettendo di accettare le strategie di mercato tipiche degli Usa e dell’Europa, il problema sarebbero i margini di guadagno. I prodotti Xiaomi sono già molto economici rispetto al loro valore e l’azienda mantiene un buon margine proprio grazie alla mancanza di una distribuzione classica (vende solo online). Se si dovesse fare un accordo con un operatore, il prezzo, e il guadagno, scenderebbe ulteriormente.

 

4. Sempre Barra ha dichiarato che altri vincoli potrebbero essere la localizzazione dei prodotti, questioni legate alla produzione dei terminali e quelle che riguardano leggi e regole locali.

 

5. Seguendo le dichiarazioni ufficiali, la strategia di Xiaomi in Occidente si limiterebbe, per ora, a tastare il terreno e, soprattutto, a far conoscere il brand. “ Siamo una Internet company” hanno sempre dichiarato i boss dell’azienda, il che significa un nuovo approccio in questo settore in cui il prodotto è uno dei mezzi e non l’unico fine.

 

6. Secondo gli ultimi dati, Xiaomi è il terzo produttore mondiale di smartphone nel mondo e primo assoluto in Cina. La sua promessa è di diventare numero uno nel mondo entro 10 anni dalla nascita, dunque entro cinque da oggi. Per questo l’azienda prima o poi venderà in Usa ed Europa, anche se i due non sono più i mercati principali.

 

7. Il primo tentativo di uscire dai confini amici è stato un fallimento. InIndia la commercializzazione degli smartphone Xiaomi è stata bloccata a causa di una presunta violazione di utilizzo di otto brevetti registrati da Ericsson rispetto alle tecnologie 3G, Edge e Arm, robetta indispensabile.

 

8. Ed è proprio questo, si pensa, il vero motivo per cui Xiaomi per ora non voglia commercializzare i suoi prodotti fuori dalla Cina. La disputa in corso tra Xiaomi ed Ericsson coinvolge il chipset degli smartphone, cuore essenziale dei prodotti. Ericsson, in particolare, ha chiesto, e ottenuto, che l’azienda cinese non distribuisca in India prodotti con chipset NON Qualcomm. Un problema, perché i terminali con chipset Qualcomm sarebbero certamente più cari, e dunque meno concorrenziali.

 

9. Xiaomi utilizza circa 1.600 brevetti , la maggior parte negli ultimi due anni (l’azienda ne dichiara 2mila di cui la “maggior parte” proprietari). Tra questi 124 sono stati autorizzati regolarmente ma solo 13 sono proprietari e riguardano la componentistica, il resto il design e le app. Apple, per esempio, ha registrato 1149 brevetti in Cina, la metà sono proprietari, Samsung, invece, ha registrato 11.877 brevetti proprietari in Cina.

 

Ma ora? Il tutto si è ribaltato

Xiaomi debutta in Italia. La società cinese ha deciso di aprire un negozio fisico in Italia e più nello specifico a Milano. Ad annunciarlo è ufficialmente il Country Marketing Specialist dell’azienda, Paola Pirrello, in un post su Linkedin.

Per lo store milanese si cercano cinque personeuno store manager e 4 addetti alle vendite con eccellenti conoscenze nella lingua italiana e in quella inglese.

Non sono riportate informazioni relative alla data di apertura del negozio, né per il giorno di chiusura delle candidature.

Negli ultimi giorni è comparsa anche una pagina ufficiale su Facebook, con una italianissima Vespa che passa davanti a qualcosa a un monumento con il claim “Ciao! Italia”.

Contestualmente all’espansione in altri mercati, il produttore cinese punta all’Ipo e ha scelto le banche Morgan Stanley e Goldman Sachs per assisterla nella sua prossima quotazione in Borsa, a fianco di Credit Suisse e Deutsche Bank. Secondo Bloomberg, Xiaomi non ha ancora deciso su quale Borsa si quoterà e quando, ma secondo l’agenzia di stampa l’Ipo avverrà nella seconda metà di quest’anno e dovrebbe valutare l’azienda circa 100 miliardi di dollari, rendendo l’operazione la più grande di sempre dopo il debutto in Borsa di Alibaba (25 miliardi di dollari nel 2014).

Dopo un 2016 in contrazione, Xiaomi l’anno scorso ha recuperato posizioni rinnovando i modelli e conquistando spazi sul mercato indiano a danno della rivale SamsungXiaomi è così riuscita a centrare l’obiettivo di vendite per il 2017, a quota 100 miliardi di yuan o 15 miliardi di dollari.

 

Ma ora aumenteranno i prezzi?

SI! è tutto normale, se precedentemente acquistavamo su siti esteri(anche se con magazzino in Italia) i prezzi aumentano, basti pensare al 22% IVA + Quota negoziante i prezzi lieviteranno, il che non è Pro per i negozianti. Loro potrebbero aumentare il proprio deficit tramite assistenza e riparazione ma i device continueranno  ad essere acquistati all’estero.

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