Resident Evil 7


Resident Evil 7 rappresenta finalmente un nuovo inizio, un nuovo punto di partenza per la serie. Nel 1996 il primo capitolo stregò una grandissima porzione di videogiocatori di tutto il mondo, e io ero uno tra questi. Il primo capitolo fu un fulmine a ciel sereno nel parco software della prima PlayStation, uno di quei titoli che da soli valgono la console. Insomma una killer application. Così è e sarà anche Resident Evil 7, una killer application di certo non di PS4 o di PS4 Pro, ma di PlayStation VR. Ma non è certo solo col visore che si può giocare, anche su un “normale” televisore non perde il suo appeal.

La novità principale del gioco è la visuale, questa volta in prima persona. Via quella in terza persona dei primi 3 capitoli e quella da dietro le spalle dei capitoli 4-6. In questo settimo capitolo il mondo orrorifico lo si vive direttamente dagli occhi del protagonista, tale Ethan Winters, che riceve un messaggio della moglie Mia da Dulvey, città immaginaria della Louisiana. C’è solo un piccolo dettaglio: la moglie è morta da 3 anni, o almeno così ha creduto Ethan finora.

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Sì, l’incipit sembra Silent Hill 2. Ma Resident Evil 7 sembra anche un film di Rob Zombie, un episodio della saga di Saw, PT (il titolo mai nato di Kojima/Konami) e molto altro ancora. Questo non significa certo che il titolo è derivativo al 100%, ma che sicuramente prende a piene mani da un certo modo di fare horror, discostandosi però fortunatamente dai capitoli 5 e 6 della serie che, diciamocelo, sono i peggiori dell’intera saga: troppo action, muscolari, che poco hanno a che fare con l’horror delle origini. Resident Evil 7 invece abbandona sia le vicende dei classici personaggi della serie (Chris, Leon, Claire, Wesker ecc.) che il tema delle corporazioni “cattive”, T-virus e compagnia bella, ma non vogliamo di certo rovinarvi la sorpresa.

Anzi, Resident Evil 7 finalmente torna alle origini, cambiando comunque la carte in tavola: corridoi bui e silenziosi, jumpscare dietro l’angolo, munizioni scarse e altri elementi che fanno il marchio della serie, soprattutto del primo e osannato capitolo, sono presenti in grande quantità.

Resident Evil 7 fa schifo, per fortuna

Il gioco fa “schifo”, e questa è una buona cosa, nel senso che riporta la tensione, lo splatter e la paura al centro dell’esperienza. L’ambientazione del gioco è la villa dei Baker, una famiglia tutt’altro che ospitale colpita da un morbo che permette di rigenerare le ferite e le amputazioni. La storia scorre, è ben scritta anche se non memorabile, ma comunque tale da lasciare il giocatore con la voglia di scoprire, di andare avanti.

Non proprio una magione come visto nel primo capitolo, ma una villa isolata fatta di scantinati, roulotte all’esterno e brevi sezioni all’aperto. Insomma un luogo estremamente inquietante, anche se  non sono presenti i classici zombie claudicanti che spuntano una volta aperta la porta di una stanza. Gli “zombie” sono propriamente i componenti della famiglia Backer, composta da padre, madre e figlio (la nonna è un ornamento), che in più occasioni del gioco inseguiranno il protagonista per ucciderlo. Oltre a questi ci sono i cosiddetti Micomorfi, dei bestioni neri dalle varie sembianze (ce ne sono di diversi tipi) e stormi di insetti fastidiosi (che la prima volta rendono utile un lanciafiamme in un Resident Evil).

Resident-Evil-7-RecensioneResident Evil 7  Capcom

La sensazione di tensione è quindi palpabile durante tutto il corso del gioco, con i folli membri della strana famiglia che spuntano da dietro l’angolo e che muoiono solo momentaneamente, o da cui ci si deve nascondere per conservare preziose munizioni. Loro in effetti rappresentano in alcuni punti chiave del gioco proprio dei boss fight, con caratteristiche peculiari e modi specifici per essere sconfitti.

Torna anche la stanza per salvare la partita e riprendere fiato, anche se in molti punti del gioco ci sono dei checkpoint automatici, nel caso si muoia improvvisamente in uno scontro con il nemico sbucato da dietro l’angolo. Un classico di Resident Evil, dove la macchina da scrivere viene sostituita dal mangiacassette, e ci sono anche i classici bauli per riporre gli oggetti di troppo. L’inventario è infatti limitato e, sebbene nel corso dell’avventura si potrà ingrandire, il giocatore dovrà sempre scegliere quali oggetti portare e quali riporre.

La paura è tornata

Fa strano, non lo nascondiamo, accostare un gioco della serie di Resident Evil alla visuale in prima persona. Ma non pensate che sia uno sparatutto: come già detto l’incedere, il ritmo di gioco è lento (non troppo comunque), le risorse scarse, ci sono enigmi da risolvere anche se piuttosto semplici (chiave serpente/porta serpente) e in generale una discreta esplorazione ambientale con oggetti, potenziamenti ed erbe curative sparsi nei posti più improbabili delle lugubri stanze.

Molti oggetti possono essere anche combinati grazie ai materiali chimici trovati in giro: a parte con l’erba per fare il classico medikit (liquido, non spray), si potranno creare munizioni di vario tipo, aggiustare armi, creare pozioni in grado di rilevare più facilmente gli oggetti nascosti. Il feeling delle armi è un altro punto a favore: se ne possono trasportare un massimo di 4 e tra fucili a pompa, pistole varie, lanciagranate c’è da sbizzarrirsi.

Resident Evil 7 si basa sul nuovo motore RE Engine: non abbiamo riscontrato alcun bug, e questa è già un’ottima notizia. Graficamente si difende abbastanza bene, i modelli poligonali sono ben costruiti e animati, il monster design convince. L’unico neo è la risoluzione di alcune texture: avvicinandosi si vede la loro bassa (certe volte bassissima) definizione. Non è un comparto tecnico allo stato dell’arte, ma fa il suo dovere, e questo basta.

Resident-Evil-7-1Resident Evil 7  Capcom

La longevità si attesta sulle 10-12 ore di gioco, ma ci sono comunque diversi collezionabili sparsi per il gioco, oltre alla modalità “manicomio” sbloccabile una volta portata a termine l’avventura. Solo dal nome si capisce cosa si intende: è molto, molto più difficile.

Ricomincio da 7

Resident Evil 7 è stata una mossa atipica da parte di Capcom, addormentatasi sugli allori negli ultimi anni su uno dei suoi franchise più importanti. Che lo si giochi in VR per un’esperienza più immersiva (per alcuni anche troppo), o sul televisore, il settimo capitolo della serie principale esce promosso da questa valutazione. Certo, coloro che vogliono gli zombi che strisciano nel buio, gli sfondi pre-renderizzati, Chris e Claire, la Umbrella, il gameplay in terza persona, insomma quelli che “ma questo non è un vero Resident Evil” rimarranno in parte delusi. Capcom ha invece deciso di cambiare formula, mantenendo sempre la paura al centro e alcuni elementi che hanno caratterizzato i vecchi titoli, svecchiando comunque il gameplay, che ormai era diventato stantio o “fuori traccia” per quanto riguarda Resident Evil 6.

A tutti i “delusi”, a quelli che vogliono sempre lo stesso gioco, consigliamo semplicemente di recuperare i primi due magnifici capitoli (ma anche Resident Evil 4). A tutti gli altri consigliamo l’acquisto ma vi avvisiamo, statene alla larga se siete deboli di cuore.

 

PRO Incredibile, ma la saga ritorna a far paura

Impianto di gioco convincente e divertente

Buon monster design

 

CONTRO I caricamenti a inizio partita sono infiniti

Texture alle volte poco definite

 

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